Gli anni Sessanta

La fonderia è fucina di opere destinate a diventare grandi simboli, come i Cavalli della Rai del 1961, o a rivestire un ruolo eterno nella vita spirituale di molte persone. Per l’importanza del lavoro svolto in quegli anni riceve nel 1961 l’Ambrogino d’Oro, prestigioso premio conferito a quanti si sono distinti in vari campi dello scibile, dando lustro alla città di Milano.

Lo sguardo dell’Italia di questi anni è rivolto verso l’altro continente così come quello di Battaglia. Da oltre oceano la “American Battle Monuments Commission” affida alla fonderia l’esecuzione di gran parte dei monumenti in bronzo per i suoi cimiteri militari collocati in molte parti del mondo e la Australian War Memorial fonde l’opera commemorativa dei Marines a Camberra (1966) e altri monumenti equestri per zone dove la guerra ha significato distruzione.

Se la fonderia è nel mondo, il mondo è in fonderia: in un grande studio si offre ospitalità agli artisti italiani e stranieri, dando loro la possibilità di tradurre in bronzo le opere e modellare in loco bozzetti o statue, anche di grandi dimensioni.
Gli artigiani fonditori sono uomini compresi in un processo di cui sono motori: a Battaglia questo vale doppiamente, sia per il processo di fusione che per quello storico. Negli anni del dopoguerra non si lavorava il lunedì, ma tutti i fine settimana e anche di notte, quando “si dormiva in fonderia per mettere il carbone nelle fornaci”.
Nel 1974 la fonderia dona al Presidente Leone i Cavalli di Messina, mentre nel 1979 fonde la copia dei famosi Cavalli Bizantini di bronzo dorato e argentato posti sopra il portale centrale della basilica di San Marco a Venezia. Il passaggio di consegne ai vertici avviene duramente nel corso degli anni sessanta, quando i tre soci fondatori muoiono a pochi anni di distanza l’uno dall’altro.
“La gente di fonderia non è gente facile”, come facile non era il lavoro quando Battaglia stava in piedi grazie alle persone che facevano più di un lavoro e grazie a “quelli di Brera” che venivano “in cambio di un forno a fare corsi”.

All’inizio degli anni settanta i figli dei soci fondatori Frigerio e Pogliani vogliono vendere (1970-71), ma gli operai, pur di evitarlo, occupano i locali della fonderia. Si cercano e si trovano gli accordi fra le parti: Staffico compra l’immobile e l’area su cui ancora oggi sorge la fonderia, permettendo così ai soci di pagare i debiti ai fornitori e liquidare tutti gli operai che, una volta prese in mano le redini della fonderia associandosi in cooperativa, s’impegnano a portare a termine entro due mesi tutti i lavori in corso.

Vengono chiusi i reparti di fonderia industriale mentre gli operai, rimasti in sei da cinquanta che erano, per garantire la continuità del lavoro artigianale “tiravan dentro quelli bravi in giro”. Le vicende italiane della fonderia non ne diminuiscono la fama anche all’estero.
Il rapporto con i committenti è sempre stato improntato alla fiducia ed è per questo che nel 1992 la Fondazione Rodin affida a Battaglia il restauro di una sua statua. Negli anni settanta l’artista belga Mariette Teugels, inserita nel panorama europeo di Otto Waldemar (1929), Hildebrand e Wider, sceglie Battaglia per le sue fusioni. Viene seguita, in Italia, da Domenico Colanzi (Archi, 1944), figura costante nella vita della fonderia Battaglia, che inizia a fondere “le sue morbide sintesi plastiche di momenti umani senza tempo” giocando con la materia ed i suoi contrasti.