The Nineties

Nel 1990 il direttore Franco Badalotti va in pensione, scettico sulla capacità degli operai di “mandare avanti la baracca”.

La fusione del monumento I Sette Gottinga di Hannover (1998) di Floriano Bodini (Gemonio, Varese, 1933 – Milano, 2005) impegna la fonderia per due anni e la presenza dell’artista diventa una costante nei laboratori. Particolare è il rapporto che lega Bodini a Papa Paolo VI, la cui statua, terminata nel 1986, è una delle punte di massima espressione del suo “fare” artistico. La morte, nel 2005, lascia un vuoto che solo ciò che un artista trasmette di se stesso alle sue opere può riempire.
Durante Tangentopoli la sensazione è che “il lavoro si sia fermato per dieci anni” ma la forza della fonderia è negli artisti. Giovanni Bruno, Dario Goldaniga, Paolo Delle Monache, Pier Giorgio Colombara e ancora Abdullah Selim, Sergio Alberti e Guido Lodigiani sono il gruppo di giovani che s’impone sul finire degli anni novanta, sopportando il peso del cambio generazionale e la fine dell’ideologia socializzata della morte e dei suoi riti. È questo il mondo cui punta la Meridiana di Sendai, scultura in bronzo portata a termine in fonderia nel 1997 da Kengiro Azuma (Yagamata 1926), simbolo del tempo e ponte tra due luoghi egualmente amati: la patria e Milano, città prediletta dell’artista giapponese, dapprima assistente di Marino Marini e poi grande protagonista del panorama artistico cittadino degl’anni a venire. Un anno prima della sua morte Alighiero Boetti (1940-1994) varca la soglia di Battaglia per fondere una riflessione esistenziale: l’Autoritratto (1993) è l’opera che condensa in un momento ironico la consapevolezza della fine imminente.
L’ attuale direttore, Danilo Bosio, entra in fonderia come ritoccatore di cere nel 1988. Gli anni novanta hanno segnato un momento difficile per Battaglia che trova nella figura del Presidente Matteo Visconti di Modrone quella stabilità che da molto mancava. La Fonderia Battaglia può così varcare la soglia del nuovo millennio a braccetto con i suoi protagonisti. Le opere di Arnaldo Pomodoro penetrano in luoghi di spirito e potere; nel 1990 una sfera è posizionata nel Cortile della Pigna dei Giardini Vaticani e nel 1996 davanti alla sede dell’Onu a New York. Opere in bronzo come il battistero di Guido Lodigiani per il Duomo di Casale Monferrato (2006), da sempre cariche del sentimento che solo un materiale vivo e forgiato col fuoco sa dare, diventano i simboli dei pellegrini. Particolarmente complicata da un punto di vista tecnico fu la fusione della croce e del basamento per l’altare realizzati da Arnaldo Pomodoro per la nuova chiesa di Padre Pio, progettata da Renzo Piano nel 1999. In occasione del giubileo del 2000 è invece a Floriano Bodini che spetta l’onore del progetto per la porta Santa in San Giovanni in Laterano.
Giuseppe Penone, esponente di spicco dell’arte povera e protagonista assoluto della Biennale Veneziana del 2007, porta a termine nel 2004 la sua installazione nella reggia di Venaria Reale, mentre un albero di ventotto metri in bronzo nei giardini Tuelleries a Parigi (2000) reca il segno della sua ricerca di una natura protagonista nella forma e nella sostanza.

Dal 1913 ad oggi la Fonderia Battaglia ha portato avanti l’antica tradizione del mestiere di fonditore d’arte sempre strettamente intrecciata alla storia dei protagonisti dell’epoca. Il ruolo progressivamente più rilevante che sono andate ad assumere le gallerie nel corso degli ultimi venti anni, sostituendo i musei come propulsori di nuove tendenze, si è felicemente incontrato con la vita della fonderia. La collaborazione con Nicola Loi negli anni novanta ha portato a fondere opere di grande valore come i multipli di Francesco Messina o i lavori di Pier Giorgio Colombara, Paolo Delle Monache, Giovanni Bruno, Giacomo Manzù e Giuliano Vangi, mentre recentemente è stata l’amicizia con Giancarlo Pedrazzini della “Fabbrica Eos” a portare alla fonderia il respiro del nuovo millennio con Giovanni Sesia, Enzo Fiore, Dario Goldaniga, David Reimondo, Gaetano Fracassio e non ultimo Corrado Levi. La storia di Battaglia s’intreccia alla storia della città di Milano, “ripercorre l’arco della scultura italiana del novecento” e guarda nella stessa direzione della sua patria, attraverso gli occhi degli artigiani fonditori, “cittadini di diritto della grande Repubblica delle Arti” in un luogo, la fonderia, che un processo creativo costantemente in atto rende immune dallo scorrere del tempo.