Giuseppe Maraniello

Era intorno alla metà degli anni settanta, quando visitando lo studio di una mia amica che faceva incisioni, il mio sguardo si posò su un pane di cera vergine dal suo tipico color giallo-terra di Siena. Non so ancora spiegarmi perchè mi piacesse quella cera ma intuii che potevo farne qualcosa, chiesi alla mia amica di vendermelo ma per mia fortuna e per sua generosità me lo regalò. Provai la stessa emozione che immagino provi un bambino quando riceve un regalo inaspettato. Quel pezzo di cera fu per qualche mese da parte mia oggetto di contemplazione, sicuro però di farne prima o poi buon uso. Erano gli anni in cui molti artisti della mia generazione si apprestavano a lasciare l’uso della fotografia a favore della pittura e più in generale ai mezzi della tradizione. La pittura era già da me usata quando quel pezzo di cera si intromise nelle mie pratiche abituali suggerendomi uno sposalizio tra le due discipline, pittura-scultura. Quel pane si trasformò presto in piccole figurine raffiguranti ermafroditi o piccoli saltatori, proprio come il salto che alcuni artisti della mia generazione, me incluso, a quel tempo si apprestavano a fare.
La cera è però un materiale poco resistente e fu questo il motivo che mi indusse a fondere in bronzo le mie piccole figurine. Allora non avevo nessuna esperienza di fonderie, per cui chiesi consiglio al mio amico Alik Cavaliere che  mi indirizzò alla fonderia De Andreis. Quel luogo mi aprì un mondo nuovo dove intravidi possibilità espressive e creative che non avevo mai considerato. Avevo allora una conoscenza della scultura come opera compiuta trascurando il processo produttivo, il lavoro, la fatica, la cultura e il sapere di persone che spesso ignoriamo.
La pittura è una pratica più intima che si realizza spesso nella solitudine dello studio, nel silenzio del suo farsi, fino al suo compimento.
La scultura è fracasso, rumore, è relazione e complicità, la fonderia è teatro d’incontri, d’incroci, di stimoli e di collaborazioni, di suggerimenti, di ladrocini e scambi. E’ luogo dove le idee si concretizzano nel bronzo e misteriose alchimie si svelano. Essa viene attraversata dai pensieri e dalla creatività degli artisti che ogni volta la mutano, ricevendo in cambio forza e stabilità.
La fonderia spesso diventa lo studio dell’artista dove si incrociano un insieme di esperienze e di abilità, di uomini che ti sono vicino e che con il loro sapere aiutano a realizzare fisicamente l’opera. Uomini che con la loro umiltà fermano nel bronzo la storia, le idee e  i concetti del genio dell’artista lasciandocene la traccia.

Chi ha fuso i Bronzi di Riace? Chi il David di Donatello? E chi tantissime altre opere di scultori che la storia dell’arte ci ha testimoniato? Quasi sempre non lo sappiamo ma è a quelle persone che noi dobbiamo il nostro ringraziamento se oggi possiamo godere di tali bellezze. E’ su questa premessa che l’abilità e la qualità di questi ”artigiani” risulta fondamentale. Lo è stato in passato, quando ancora non esistevano gli strumenti di cui adesso disponiamo (gomma, fiamma ossidrica, ecc.) come ancora adesso ci sono artigiani che fanno in modo che il nostro lavoro di artisti duri nel tempo conservandone lo spirito e la sensibilità con la quale nasce. Personalmente ho collaborato con diverse fonderie e non posso non rilevare che pur nel rispetto di tutti i lavoratori tra questi ci sono delle eccellenze quali la fonderia Battaglia, che con la sua storia e le infinite opere di grandi artisti da essa realizzate è diventata un punto di riferimento e di garanzia, dando lustro anche alla città di Milano nella quale ha operato  e dove continua il suo lavoro dando vita alla creatività di tanti artisti che con lei hanno stabilito un rapporto di stima e collaborazione. Vorrei ringraziare in questa occasione la Fonderia Battaglia per aver contribuito in modo significativo alla realizzazione di alcune mie importanti opere.

 

Giuseppe Maraniello
Chiaroscuro,
bronzo
h. 40 × 52 × 20 cm
Giuseppe Maraniello
Sconosciuto,
bronzo
Giuseppe Maraniello
Sconosciuto,
bronzo
Giuseppe Maraniello
Rebis,
bronzo
h. 33 × 15 × 21 cm
Giuseppe Maraniello
Tueio,
bronzo
h. 600 × 270 × 100 cm